Polarizzazione Sociale: come perdere la profondità delle sfumature

Se proviamo a guardarci attorno, appare chiara una tendenza: tutto è polarizzato. Siamo di fronte all’eccessiva semplificazione delle posizioni polarizzate. Partiamo da un concetto fondamentale: la semplificazione, di per sé, è una sorta di menzogna. La vita, la società, l’attualità, le relazioni possono ridursi sempre alla dicotomia giusto-sbagliato, bianco-nero, valido-non valido, figo-sfigato? 

Ovvio che no. Basta guardare i social media o la tv: se sei pro-Pal sei antisemita, se sei di destra sei fascista, se sei di sinistra sei comunista, se esprimi un apprezzamento sulla Meloni, sei un estremista di destra. Tutto diviso per gruppi e posizioni nette: o sei bianco, o sei nero. Il mondo è fatto di sfumature, di posizioni labili, di differenze sottili: come può questa dicotomia rappresentare la complessità di ciò che ci circonda?

Se ci fermiamo alle polarizzazioni perdiamo la profondità, restiamo in superficie, rinunciamo alla ricchezza. Rinunciamo alla verità. Partiamo da qui e proviamo ad approfondire la questione. 

Cos’è la Polarizzazione

Tutto muove dalla definizione di polarizzazione, quella che si rintraccia su Wikipedia, a mio avviso è molto completa: “con il termine polarizzazione ci si riferisce a quel processo psicosociale che conduce ad una progressiva e graduale modificazione dei propri atteggiamenti a favore di posizionamenti e opinioni più estreme”.

A questa descrizione introduttiva possiamo aggiungere che “Il fenomeno della polarizzazione è stato studiato soprattutto nell’ambito dei contesti di gruppo, nel qual caso si parla specificatamente di polarizzazione di gruppo. All’interno di un gruppo sociale la polarizzazione di gruppo consiste nella tendenza degli individui membri ad assumere sistematicamente e in modo graduale delle posizioni (atteggiamenti) che sono più estreme rispetto alla media delle posizioni iniziali dei restanti membri”. 

Proviamo a capirci di più. Siamo di fronte alla polarizzazione, non solo quando si hanno gruppi che la pensano diversamente, ma soprattutto quando gli stessi gruppi non si riconoscono più come interlocutori legittimi. Il processo è in parte di derivazione psicologica, in quanto il cervello umano tende a semplificare la realtà, riducendola a categorie nette; ma è anche sociale in quanto media e social media, tendono a rafforzare questa tendenza, andando quasi a premiare chi si schiera nettamente con uno o con l’altro gruppo

Al netto di tutto, la polarizzazione tende a cementare le posizione dei gruppi stessi, che non provano in nessun modo a venirsi incontro, anzi, al contrario, tendono a polarizzarsi sempre di più e quandi a divergere all’estremo. In questo modo smette di esistere una verità condivisa ma solo una verità di parte.  

Non tutto è bianco o nero

Prima di scrivere questo articolo, mi sono un po’ documentato e su Google mi sono imbattuto in un interessantissimo articolo di uno psicologo, il Dott. Fabio Meloni. Una frase mi ha particolarmente colpito “Non tutto è bianco o nero. Non ogni critica è un attacco. Non ogni divergenza è una minaccia”, e forse il focus è proprio questo: oggi sembra che ogni divergenza sia una gravissima minaccia da eliminare

Proprio questo senso di minaccia, a mio avviso, è quello che ci spinge sempre di più a polarizzarci: davanti alle minacce siamo orientati a scappare. Nell’articolo si inquadra chiaro quello che è il problema: “la polarizzazione sociale e politica non è semplicemente un disaccordo amplificato. È un processo sistemico, profondo, che agisce sulle strutture cognitive, affettive e identitarie degli individui e dei gruppi”.

Il problema è che la polarizzazione che viviamo, ci sta modificando, sta creando una società diversa. Il Dott. Meloni, fortunatamente, aggiunge: “la polarizzazione non è una condanna biologica né un destino sociopolitico irreversibile”, cioè esiste una soluzione, non tutto è perduto. Il motivo è presto detto: “in termini psicologici, parliamo di funzioni metacognitive, ovvero la capacità di osservare i propri pensieri, mettere in discussione i propri automatismi e sospendere il giudizio immediato”. 

Questo cosa vuol dire? Che c’è ancora speranza

L’importanza delle sfumature

Per evitare le polarizzazioni è necessario un impegno cognitivo: fermarsi, riflettere, approfondire, capire, cambiare punto di vista. Tutto questo richiede tempo, purtroppo, in una società in cui i social media ci hanno abituato alla velocità, si preferisce avere subito una posizione, senza attendere di capirci qualcosa in più: è molto più comodo avere tutto e subito piuttosto che fare un passo indietro, osservare e comprendere se c’è qualcosa che ci sta sfuggendo. 

Il punto è che, se ci fermiamo alle opinioni polarizzare, rischiamo di perdere la profodnità delle cose: il mondo, per sua natura, non è bianco o nero, ma fatto di infinite sfumature, che rappresentano la ricchezza del mondo stesso. Facciamo alcuni esempi: come possiamo semplificare la questione israelo-palestinese se ci limitiamo a dire che tutti i palestinesi sono terroristi o che tutti gli Israeliani sono d’accordo con il Premier Netanyahu

Allo stesso modo, come possiamo comprendere quanto accade negli Stati Uniti d’America, se non ci sforziamo a comprendere quelle che sono le ragioni profonde che hanno portato Donald Trump al potere. Oppure, come possiamo comprendere la società italiana, se davanti a Giorgia Meloni, ci limitiamo a urlare al ritorno del Fascismo, senza chiederci perché a oggi è il terzo governo più longevo della storia repubblicana? 

Conclusioni

Tutte le risposte a queste domande, sono proprio nelle sfumature. Quelle sfumature che la polarizzazione non ci permette di vedere. La semplificazione di per sé è una menzogna, perché semplificando andiamo ad elidere parti importanti dei punti di vista, parti importanti di quelle sfumature che danno il senso al quadro generale che abbiamo di fronte. 

Certo, nella comunicazione è necessario essere brevi, non sempre possiamo approfondire: ma c’è una grossa differenza tra la semplificazione polarizzante e la semplificazione necessaria. Si può semplificare senza mentire, si possono rendere le cose più facilmente comprensibili, senza però comprometterne la veridicità. La differenza è proprio qui: spesse volte, non si semplifica per far comprendere, si semplifica per dividere, polarizzare e per creare consenso politico

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