Volere è potere: una convinzione pericolosissima

“Volere è potere” quante volte avete sentito questa espressione? Sicuramente troppe volte; è la classica esortazione detta davanti a un momento di difficoltà, quando si fatica a portare a termine qualcosa o, in generale, quando si fatica a raggiungere un obiettivo.

All’apparenza è una frase innocua, detta probabilmente con leggerezza e ripetuta per sentito dire. In realtà nasconde un’idea tossica e pericolosa dell’esistenza. Per cui no, volere non è assolutamente potere. Proviamo a capire perché.

Volere non è potere 

Probabilmente questo articolo potrà apparire come una serie di elucubrazioni paranoiche, e probabilmente lo è. Questa mia allergia al “volere è potere” nasce circa una decina di anni fa. Mentre scorrevo la home di Facebook mi sono imbattuto in un post di Michela Marzano, filosofa, scrittrice e accademica italiana, che ragionava sul tema. Nel post, che conservo da allora, c’era scritto quanto segue:

“Io questa storia che basta avere un sogno e impegnarsi affinché il sogno si realizzi non la capisco proprio, non l’ho mai capita, anzi, mi ci sono incagliata dentro per anni. Se fosse così, in fondo, sarebbe tutto molto più facile di come invece è. Come si fa a credere ancora all’onnipotenza della volontà quando ci si scontra con l’irrevocabilità del reale e dei suoi limiti?”

Marzano ci mette brutalmente davanti a una verità assoluta: non tutto è sotto il nostro controllo e quindi sotto il nostro potere. Questo basta per far crollare il fragilissimo castello di carte che tiene su l’idea del volere è potere.

Posso volere intensamente e con tutto me stesso delle cose, ma se su queste non ho controllo, volere non sarà mai potere. In questi dieci anni non ho cancellato lo screenshot di questo post, per un motivo molto semplice: lo conservo per ricordarmi che ognuno di noi è fallibile, che ognuno di noi non è onnipotente, che non tutto il potere è nelle nostre mani. Abbiamo dei limiti e non accettarlo vuol dire condannarsi all’infelicità.

Accettare la fragilità

Il più grande pericolo nascosto dietro questa convinzione di onnipotenza è uno: trasformare ogni limite in una colpa personale. Quando in realtà, come esseri umani, siamo fragili e limitati. Parlando su Instagram del tema, una ragazza mi ha lasciato questo commento:

“Mia madre ha cercato di crescermi con questa filosofia, non faceva che ripetermelo, e io son diventata un’adulta con l’autostima a pezzi perché a volte non ottenevo ciò che desideravo ardentemente e finivo col dare la colpa a me stessa, dicendomi che se era andata così era perché non avevo fatto abbastanza o ero io sbagliata in qualche modo. Ci ho messo trent’anni a capire quello che tu hai spiegato in poche righe. A volte è vero, è solo questione di impegno, ma bisogna anche accettare che non tutto è sotto il nostro controllo e a volte le cose non vanno e basta, senza che sia colpa tua.”

Penso che queste parole siano la dimostrazione plastica di quanto una frase all’apparenza leggera e superficiale abbia degli effetti drammaticamente negativi sulle persone e sul loro modo di vivere. Forse, piuttosto che “volere è potere”, dovremmo iniziare a dire “mollare non è fallire”.

Mollare non è fallire

La cultura in cui siamo immersi glorifica l’iperperformance: “non arrenderti mai”, “chi molla perde”, “never give up”, senza dimenticare il fascistissimo “boia chi molla”. Ma continuare a sbattere contro qualcosa che non dipende da noi non è altro che deleterio accanimento.

Spesso, piuttosto che accanirsi pensando di poter tutto, è molto più intelligente mollare, fare un passo indietro, smetterla di incaponirsi. È molto più sano gettare la spugna. A 18 anni comprai un libro, “Il Quadro Segreto di Caravaggio”, era un romanzetto sulla vita dell’artista. Di quel libro mi colpì soprattutto una riflessione.

L’autore descriveva questa immagine: spesso capita di trovare un calabrone che sbatte contro il vetro di una finestra. Questi insetti scambiano la trasparenza del vetro per l’aria, ci sbattono la testa continuando a pensare che sia aria e ci sbattono contro di continuo. Si incaponiscono sul vetro, fino a che non li trovi morti. Il vetro non si è certo trasformato in aria.

Allora ecco, quante volte confondiamo la trasparenza del vetro per aria e continuiamo a sbatterci la testa? Quante volte scegliamo di “morire” piuttosto che renderci conto che quella aria non è? Quante volte lottiamo con tutti noi stessi volendo trasformare quel vetro in aria? Peccato che non abbiamo in nessun modo il potere di fare questa trasformazione.

Conclusioni

Forse le mie sono solo inutili paranoie buttate giù in una domenica di sole in cui mi sono svegliato con i pensieri aggrovigliati nella testa; o forse queste paranoie vogliono dirmi qualcosa in più. Poco più di un mese fa ho fatto una scelta: dopo 10 mesi ho rinunciato a una promozione lavorativa, ho scelto di mollare, di gettare la spugna. Ho scelto di fallire. Non avrei potuto scegliere fallimento migliore: uno dei fallimenti di cui vado più fiero.

I livelli di stress si sono abbassati, il lavoro ha smesso di essere un elemento eccessivamente permeante nella mia vita: è come se fossi tornato a respirare. Ecco, se io fossi stato convinto che “volere è potere”, mi sarei accanito, mi sarei fatto del male. Invece mi sono ricordato che “mollare non è fallire”, per cui mollando la presa sono caduto, ma facendomi molto meno male rispetto a quello che mi sarei fatto accanendomi sbattendo la testa sul vetro come un calabrone.

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