Non sentirsi abbastanza: il motore propulsivo della crescita

Sono molti gli articoli di questo blog che toccano (almeno di lato) un tema che mi riguarda molto da vicino: il mio non sentirmi mai abbastanza. Ho affrontato la questione nell’articolo dedicato alla FOMO, così come in svariati altri articoli dedicati ai social media e ai loro effetti. Poco tempo fa, tornando dall’International Circus Festival of Italy di Latina, mi sono fermato a riflettere: per essere lì ho superato la mia paura di andare in vacanza da solo, ho superato la vergogna relativa alla mia passione per il circo e, infine, anche quella di guidare per troppe ore da solo.

Tutte paure che in qualche modo sono connesse al mio non sentirmi abbastanza, non sentirmi pronto o non sentirmi all’altezza; eppure io ero lì, da solo, al circo dopo quattro ore e mezzo di viaggio da solo in macchina. Ma allora come ho fatto a superare tutto? Non sarà mica che questo mio “non essere abbastanza” sia servito a qualcosa?

Non sentirsi mai abbastanza

Se dovessi guardare alla mia vita, dacché io ne abbia memoria, posso rintracciare una costante: non mi sono mai sentito abbastanza; e questo vale per tutto, per ogni ambito, ho sempre sentito di avere qualcosa in meno. Quindi mi guardavo (e mi guardo) allo specchio e non mi piaccio: pochi muscoli, naso troppo grande, forma del petto strana, piedi sproporzionati. Durante il percorso universitario? Uguale. Non studiavo mai abbastanza, non avevo mai ripetuto a sufficienza, la formazione che avevo ricevuto non bastava per affrontare il mondo del lavoro.

Poi ho iniziato a lavorare, altro giro, altra corsa: non ne sapevo mai abbastanza, mi sentivo sempre impreparato, inadeguato, colpevole di tutto. Stesso discorso nelle relazioni: ero sempre io a non fare abbastanza, io a non impegnarmi a sufficienza, a non meritare di meglio.

Il problema è presto detto: avevo la sensazione che questo non sentirmi mai abbastanza, in alcune situazioni, mi portasse a girare in tondo, senza mai fermarmi, senza mai arrivare a un dunque, senza mai ottenere davvero qualcosa. Questa sensazione iniziava a non essere piacevole, a farmi sentire soffocato. Ho quindi deciso di capirci di più, iniziando un percorso di psicoterapia.

Il mio percorso di psicoterapia

Oggi, mentre scrivo, sono quasi quattro anni che ho iniziato , e continuo, il mio percorso di psicoterapia. La scelta di iniziare è stata una scelta salvifica: questo percorso mi ha permesso di cambiare prospettiva, di guardare le cose in modo nuovo e inedito. Chi ha gli occhiali mi può capire, provo a usare una similitudine: il primo anno di università, finito il secondo semestre, non vedevo più la lavagna. Vado dall’ottico, faccio la visita e mi era calata la vista, i miei dieci decimi erano un gran bel ricordo.

Pochi giorni dopo, ritorno dall’ottico per ritirare gli occhiali. L’ottico mi fa: “Mettili, ora ci vedi eh?”. Effettivamente finalmente ci vedevo, ma prima di mettere quegli occhiali non mi ero reso conto di quanto fosse calata la mia vista, di quanto effettivamente non ci vedessi da lontano. Motivo semplice: mi ero abituato a non vedere.

Ecco, il percorso di psicoterapia ha funzionato nello stesso identico modo: è stato come se avessi messo gli occhiali e avessi iniziato a vedere. E gradualmente ho continuato a cambiare lenti, fino a recuperare quasi i miei dieci decimi. Questo è accaduto anche con il mio non sentirmi abbastanza: era un qualcosa che odiavo, che volevo sparisse; invece, proprio grazie alla psicoterapia, ho capito una cosa, se sono dove sono adesso, è proprio grazie a questo non essermi mai sentito abbastanza.

La spinta al cambiamento

Per spiegarvi questo cambio di punto di vista, vi faccio un esempio molto semplice: sono un tipo molto ansioso, e gli anni dell’università li ho sempre vissuti con estrema ansia. Ero sempre convinto di non studiare abbastanza. Spesso il materiale da studiare era talmente tanto che ritenevo fosse praticamente impossibile riuscire a imparare tutto, presentarmi il giorno dell’esame e prendere un buon voto.

In poche parole (ormai lo avete capito) ero convinto di non aver mai studiato abbastanza. Quindi cosa facevo per mettere a tacere questa sensazione? Culo sulla sedia e via a ripetere allo sfinimento. Questo mi ha permesso di laurearmi quasi in tempo e di chiudere la laurea magistrale con 110 e lode. Se invece avessi avuto la sensazione di sapere abbastanza, non mi sarei certo accanito sui libri e molto probabilmente la fine della storia sarebbe stata diversa.

Stesso discorso in ambito lavorativo. Sul lavoro non mi sono mai sentito, e non mi sento, mai sufficientemente competente e pronto ad affrontare quello che ho davanti. Motivo per cui non ho mai smesso di leggere, studiare e formarmi per essere pronto a tutto. Ho poi cambiato tre lavori in quattro anni: mi sentivo stretto, sentivo di non poter crescere, sentivo di non essere valorizzato abbastanza. Senza queste sensazioni mi sarei accontentato di situazioni mediocri che non facevano per me.

Questi sono solo due esempi, ma il concetto dovrebbe essere chiaro: se mi fossi sentito abbastanza, non avrei avuto la spinta di fare di più, di crescere e di mettermi in gioco. Mi sarei sentito arrivato e sarei rimasto fermo, senza muovere un passo verso il miglioramento.

Conclusioni 

Prima di concludere questo articolo è necessaria una precisazione: per molte persone questo non essere abbastanza, invece di diventare una spinta propulsiva, diventa motivo di immobilità. Invece di spingere, frena. Non tutti reagiamo allo stesso modo alle cose, e ci tengo a specificare che non ritengo in alcun modo di dare giudizi di valore su ciò che è giusto o sbagliato. Però mi auguro che, leggendo queste righe, qualcuno possa iniziare a fare pace con questa sensazione di non essere mai abbastanza.

Questa sensazione l’ho sempre odiata e combattuta. Oggi, invece, mi sento di dire una cosa: spero di non sentirmi mai abbastanza, ma in modo sano, in quel giusto equilibrio che non mi paralizzi e che non mi metta in difficoltà. Spero di sentirmi bravo e all’altezza, ma non fino in fondo; spero che resti sempre quella piccola sensazione di incompletezza che mi faccia mettere in moto, che mi spinga a fare un passo, a lavorare per crescere, migliorare ed essere, domani, migliore di ciò che sono oggi.

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