Rinascere con la psicoterapia: 4 cose che ho imparato in quattro anni

Negli articoli di questo blog, ho spesso parlato del mio percorso di psicoterapia. Se tale argomento ricorre spesso, il motivo è semplice: avere iniziato quel percorso mi ha permesso di vivere davvero, di fare un grande salto in avanti per quella che è la qualità della vita. In passato ho descritto questo percorso come se fosse uno svuotare uno zaino: quello zaino era pieno di cose inutili che facevano solo peso, il senso di liberazione che ne è conseguito è stato impagabile.

Dopo quattro anni, la mia terapeuta mi ha detto che è arrivato il momento che io inizi a camminare sulle mie gambe. Il distacco sarà graduale, ma dopo questi anni è il momento di fare quel passo in più. Per cui ho pensato di racchiudere in questo articolo le 4 cose che ho imparato in questo tempo, l’obiettivo è semplice: magari qualcuno, leggendo, sarà invogliato a intraprendere un percorso per stare meglio o semplicemente si ritroverà in quello che scrivo e gli si accenderà una lampadina.

1. Sopravvivere non è vivere

Spesso non ce lo chiediamo nemmeno: ma stiamo vivendo o sopravvivendo? C’è una sostanziale differenza. Sopravviviamo quando accontentiamo gli altri, quando ci mettiamo al secondo posto, quando facciamo quello che le consuetudini sociali si aspettano da noi, quando diamo troppo peso al giudizio degli altri. Ecco, la terapia mi ha permesso di iniziare a vivere davvero: seguendo me stesso, il mio sentire, le mie regole, facendo ciò che mi fa stare davvero bene con me stesso. 

2. Le emozioni fanno male ma servono

Per indole ho sempre avuto un rapporto pessimo con le emozioni forti, senza giri di parole: mi fanno paura. Ho sempre cercato di capire tutto e subito, le emozioni però spesso annebbiano i pensieri. L’unico modo per far sì che le emozioni ci parlino è dargli spazio: se quelle emozioni ci sono è perché vogliono dirci qualcosa, io invece di ascoltarle le evitavo.

Poi, invece di scappare, ho provato a guardarle in faccia, a capire cosa volessero da me, perché erano lì, su cosa volevano porre la mia attenzione. Serve aspettare, poi le emozioni parlano. C’è una metafora molto bella sulla questione: se prendo un bicchiere d’acqua, ci metto dentro della terra e mescolo, l’acqua sarà torbida. Se aspetto del tempo e permetto alla terra di sedimentarsi sul fondo, l’acqua ritorna limpida. Con le emozioni funziona allo stesso modo: è necessario attendere del tempo

3. Lasciare andare non è da deboli

Siamo abituati a pensare di dover lottare per ogni cosa, accanirci, impegnarci con tutti noi stessi pur di raggiungere l’obiettivo. Peccato che questo accanimento sia deleterio e pericoloso: è molto più sano lasciare andare, prendere le distanze, accettare di non avere il potere di cambiare quella situazione. Sia che si parli di lavoro, vita personale, amici, frequentazioni o relazioni, ci sono delle cose che sono fuori dal nostro controllo e su cui non abbiamo potere. Se scegliamo di accanirci ci facciamo solo del male: lasciare andare non è facile, per farlo serve coraggio, ma è necessario. Ci sono cose che col tempo non ci appartengono più, è necessario accettarlo e fare un passo indietro: le cose e le persone cambiano, restare ancorati al passato non le riporterà indietro. 

4. Sei abbastanza, ma devi crederci tu

Uno dei principali motivi per cui ho iniziato la terapia era perché avevo un’autostima bassissima. Non mi sono mai sentito abbastanza, sentivo perennemente di non fare abbastanza, di non essere mai all’altezza. Gli altri erano sempre tutti meglio di me e io non valevo mai nulla. Con la terapia ho prima ricostruito il perché di questo mio sentire, ne ho compreso le radici profonde e ci ho fatto pace. Poi ho capito una cosa: se mi fossi sentito abbastanza sarei stato fermo, non sarei mai cresciuto. Questo non sentirmi mai abbastanza è stato il mio vero motore di crescita. Forse proprio per questo mio essermi messo in gioco posso dire di valere per me stesso, ma finché non ci credo io, non ci crederà nessuno. 

Conclusioni

Io non sono un esperto, non ho una laurea in psicologia e non ho frequentato una scuola di specializzazione in psicoterapia. Un articolo non basta certo per far pace con sé stessi e con meccanismi molto più profondi e complessi. Però resto fermamente convinto che la condivisione sia necessaria, che abbia in sé una ricchezza disarmante. Prima della terapia sentivo di essere solo in un mondo di fenomeni, tutti bravi e tutti perfetti: in realtà ho scoperto l’esatto contrario. Spesso stiamo ben attenti a nasconderlo, ma in realtà siamo tutti fragili, spaventati, insicuri, però non ci legittimiamo a esserlo e ad ammetterlo perché abbiamo tremendamente paura del giudizio.

Partiamo da una cosa fondamentale: essere fragili, essere spaventati, sbagliare, non essere abbastanza, non sapere cosa fare, essere confusi, sono tutte cose normalissime. Basta accettarlo e, se ne sentiamo il bisogno, è sempre bene affidarsi a un professionista che ci aiuti a mettere in ordine le cose.

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