Educazione Sessuale: se avessi potuto scegliere, non avrei voluto essere omosessuale

Il titolo di questo articolo è sicuramente forte, ma ha come obiettivo quello di provare a fare una riflessione su un tema che sta scaldando il dibattito attuale: l’educazione sessuale nelle scuole. Io sono fiero di essere omosessuale, ma questo lo dico oggi a 30 anni. Quando ero un adolescente che andava a scuola, non la pensavo affatto così. Se avessi potuto scegliere, avrei voluto essere “normale”. Il motivo? Nessuno mi aveva educato alla sessualità, nessuno mi aveva spiegato che essere omosessuali era normale.

Educazione Sessuale nelle scuole

In Italia non è prevista la possibilità di fare educazione sessuale nelle scuole, o meglio, non esiste una legge nazionale che ne regoli l’insegnamento. Se le scuole si muovono devono farlo in ordine sparso secondo decisioni del singolo istituto. La politica, recentemente, sta dibattendo molto su questo tema: il motivo è presto detto, si lega, giustamente, l’educazione sessuale alla prevenzione dei femminicidi.

La polarizzazione e il dibattito ideologico, però, rischiano di snaturare un tema di particolare importanza: non si sta analizzando la questione in maniera scevra da ideologie, ma sia a destra che a sinistra, si affronta tutto come un dibattito in cui a regnare è solo l’ideologia. Ognuno cita i dati che confermano la propria tesi e di passi avanti non se ne fanno. In realtà, sarebbe fondamentale abbassare i toni e provare a trovare una mediazione.

L’educazione sessuale nelle scuole riguarda sì la prevenzione dei femminicidi, ma anche tantissimi altri aspetti: l’educazione all’affettività, le malattie sessualmente trasmissibili, l’orientamento sessuale, l’identità di genere. Da esterno, l’impressione che ho è che mentre la politica continua a discutere, il mondo va avanti e nelle scuole continueranno a esserci adolescenti che si sentiranno un po’ persi, senza nessuno che spieghi loro come affrontare dei temi complessi.

Dire che di questo debba occuparsene la famiglia è un grave errore: allora allo stesso modo, evitiamo di mandare i figli a scuola e facciamo in modo che ogni famiglia educhi la prole. I genitori non sono onniscienti, non sono professionisti ed è giusto che su temi come questi si deleghi a chi è titolato per farlo. In altre parole, è necessario che la scuola si assuma la responsabilità di fornire strumenti adeguati e non lasci tutto alla buona volontà dei singoli.

La mia adolescenza da omosessuale

Non ho la pretesa che la mia esperienza personale abbia valenza universale, ma penso sia emblematica di cosa voglia dire affrontare la propria omosessualità in maniera disarmata e senza strumenti. Ho capito di essere omosessuale in quinta elementare, se i calcoli non sono errati avevo circa 11 anni. Era una cosa più grande di me, che il mio cervello si rifiutava di comprendere; cercavo di evitare di farci i conti.

Più crescevo, più non potevo far finta di nulla: era chiaro, ero omosessuale. Io però fingevo, non ne parlavo, nascondevo la cosa. Se qualcuno provava a tacciarmi come “frocio”, io negavo fino alla morte e cercavo in tutti i modi di capire quali fossero i comportamenti o gli atteggiamenti che facevano scaturire le prese in giro dei miei compagni, in modo da evitarli.

Nel mentre io continuavo a sentirmi profondamente sbagliato: io non dovevo essere omosessuale, io volevo essere normale, volevo essere come tutti gli altri, dovevano piacermi le ragazze come a tutti gli uomini che avevo intorno. La cosa iniziò a diventare più impegnativa alle superiori: i miei compagni mi prendevano in giro, la mia omosessualità era per loro evidente. Mi ritrovavo in una classe di persone che affermavano che avrebbero bruciato tutti gli omosessuali, che i gay non avrebbero dovuto baciarsi per strada, che quelle cose dovevano farle a casa loro.

Spesso questo accadeva con l’avallo di alcuni professori. Più questo succedeva, più io mi sentivo sempre più sbagliato, più non concepivo la possibilità di poter vivere la mia omosessualità in modo libero: negavo a me stesso la possibilità di vivere davvero per chi ero.

Se avessi fatto Educazione Sessuale

In questi giorni mi sono chiesto cosa sarebbe successo, se durante le scuole medie o durante le scuole superiori, io avessi ricevuto un minimo di educazione sessuale. Probabilmente mi avrebbero spiegato che essere omosessuale era normale, che non era sbagliato e che anzi, sbagliato ero io a sentirmi “non normale”. Qualcuno di titolato avrebbe spiegato ai miei compagni di classe che essere omosessuali non è una scelta, che io non potevo essere qualcosa di diverso da me stesso.

Allora io, invece di nascondermi, mi sarei sentito libero di essere chi ero, avrei affrontato il discorso con i miei genitori molto prima rispetto a quando l’ho fatto, avrei detto a tutti della mia omosessualità e avrei avuto un’adolescenza più libera. Non avrei dovuto aspettare i 19 anni per iniziare a essere davvero me stesso, non sarei cresciuto con quel disarmante senso di inadeguatezza che mi ha accompagnato per così tanto tempo.

Tutto questo è successo anche perché nessuno mi ha spiegato nulla: ero solo a cercare su internet “dall’omosessualità si guarisce?”

Conclusione

Il passato non si può certo cambiare, però sul futuro abbiamo un grosso potere: non posso non pensare a tutti i ragazzi e le ragazze che oggi fanno i conti con la propria omosessualità, con chi non si riconosce nel proprio genere, chi si sente confuso e non riesce a capirci qualcosa. Queste sono cose reali, non stiamo parlando di ideologia: non fare educazione sessuale ha un impatto vero e reale nella vita quotidiana di tantissime persone, eppure sembra che sia tutta un’inutile discussione politica.

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