“Pensare sta diventando un lusso” è il titolo della puntata del podcast “Ma Perché?” tenuto quotidianamente dal giornalista Marco Maisano. Un titolo duro, molto d’impatto, che però fotografa qualcosa di terribilmente reale e sotto gli occhi di tutti: ci stiamo disabituando a pensare in modo critico.
La puntata prende le mosse da un articolo pubblicato sul New York Times da Mary Harrington nel luglio del 2025. Anche in questo caso il titolo parla da solo: “Thinking Is Becoming a Luxury Good”, ovvero “Pensare sta diventando un bene di lusso”. In questa deriva, l’intelligenza artificiale ha una grossa responsabilità. Ma proviamo ad andare per gradi.
L’articolo di Mary Arrington
Partiamo dalla base, ovvero dall’articolo da cui muove questa riflessione. Nel contributo, la giornalista va a esplorare come la capacità di pensare in profondità, leggere testi complessi oppure mantenere un’attenzione prolungata stia diventando qualcosa di sempre meno comune e quindi sempre più un privilegio.
In questo declino del pensiero, la responsabilità è da attribuire alla tecnologia. In questo blog ho già parlato della velocità a cui ci espongono i social media e di come siamo sempre più abituati a fruire contenuti velocemente, senza approfondire. Questo lo vediamo chiaramente nella viralità di notizie false o parziali. Però questa velocità riguarda la fruizione di tutti i contenuti mediati dalla tecnologia: lo scrolling infinito a cui siamo abituati sui social media plasma le nostre abitudini, ci abitua a stimoli sempre più rapidi e va a minare la nostra capacità di concentrazione.
I contenuti brevi sono poco profondi per loro natura e definizione, per cui siamo sempre più abituati a non approfondire, a non allargare il punto di vista e quindi a restare sempre in superficie. Di conseguenza questo incide sul nostro modo di pensare e di formulare, soprattutto, pensieri critici.
Alla tecnologia in generale si aggiunge l’intelligenza artificiale generativa. Questa pensa e scrive per noi, semplificando il tutto. Come anticipato sempre su queste pagine, l’AI manca di pensiero critico: si limita a rielaborare quanto detto e scritto da altri. Non è in grado di fornire punti di vista originali, di mettere in discussione, di pensare fuori dagli schemi o di andare oltre. Rielabora e restituisce.
Se deleghiamo il nostro pensiero a chi, in realtà, non pensa, rischiamo di abituarci noi stessi a non allenarci più a pensare.
Pensare diventa un lusso
“Che riguarda la facoltà intellettiva di esaminare e giudicare, e l’esercizio stesso di tale facoltà, sia rivolto ad opere di pensiero, letterarie, artistiche, sia diretto a situazioni, fatti, comportamenti” è la definizione di pensiero critico che fornisce la Treccani. In questa definizione, mi colpisce la parola “esercizio”: il pensiero critico è un qualcosa che si utilizza, che si esercita; non è qualcosa di cui siamo dotati in maniera innata, non è come una mano o un piede.
Non tutti pensiamo allo stesso modo, ognuno ha un suo modo peculiare che deriva anche da esperienze, studi, letture e attività di informazione che ognuno fa per comprendere il mondo e quanto ci circonda. Più si studia e si approfondisce, più si dovrebbe acquisire pensiero critico; dico “si dovrebbe” perché dipende sempre dalle attitudini personali e da come ci approcciamo allo studio.
Qui si lega il concetto di “lusso di pensare” espresso nell’articolo e ricordato da Marco Maisano. La Harrington afferma che pensare in profondità sia diventato un bene di lusso, nel senso che questa attività richiede tempo, spazio, educazione e sostenitori culturali: quindi elementi non disponibili per tutti; lusso nella sua accezione elitaria. Maisano fa un esempio eccellente: non tutti i genitori hanno la possibilità di avere una tata che giochi con i bambini e li accudisca, per cui spesso molti genitori ricorrono a smartphone e tv per intrattenere i figli.
Qui torniamo al discorso precedente: se già i bambini si abituano alla fruizione veloce e superficiale dei contenuti, si parte con un’importante limitazione dello sviluppo dello spirito critico. In tutto questo ha anche un ruolo la formazione. In Italia la formazione è pubblica e gratuita almeno fino al secondo grado superiore, ma la scuola opera davvero per generare spirito critico oppure ha solo un approccio di natura nozionistica?
Allo stesso modo, in Italia, abbiamo il numero dei laureati tra i più bassi dell’Unione Europea, ed è questo oggettivamente un problema: perché l’università non serve solo a “darti un lavoro”, ma dovrebbe soprattutto servire per acquisire schemi mentali di ragionamento. Cosa stiamo facendo per far crescere il numero di laureati? Cosa stiamo facendo per aiutare chi non può permettersi le rette universitarie? Direi nulla.
Tutto questo non farà che creare, o meglio dire acuire, una disuguaglianza cognitiva tra chi è in grado di pensare in maniera critica e chi invece non ha sviluppato questa capacità, esponendosi molto più facilmente alle manipolazioni. Qui si lega un altro aspetto di vitale importanza.
I rischi dell’assenza di pensiero critico
Leggendo questo articolo, si potrebbe pensare che quanto scritto nelle righe precedenti non sia altro che puro onanismo mentale, che quanto detto non siano altro che paranoie da radical chic. Invece, disabituarsi allo spirito critico ha grosse conseguenze sulla democrazia e quindi sulla vita di tutti noi.
Vado dritto al punto: meno siamo in grado di pensare e interpretare, più siamo pecore; più siamo pecore, più siamo manipolabili dalla politica. Il pensiero come lusso ha un impatto diretto sul discorso pubblico e sulla capacità di comprendere argomentazioni complesse. In questo modo ci esponiamo a un aumento della vulnerabilità verso semplificazioni, polarizzazioni e disinformazione.
Un elettorato senza spirito critico si ritroverà a credere a qualunque tipo di bugia del politico di turno. Ogni politico avrà spazio per manipolare la realtà a proprio favore e potrà farlo perché conscio di non poter essere realmente smentito. Questo accade perché, anche quando alcune affermazioni vengono smentite dai fatti, l’elettorato continuerà comunque a credere a quel politico, proprio a causa dell’assenza di spirito critico.
Questo sarà il futuro o è già la realtà?






