Isola di Gorgona: quando è meglio morire che uscire dal carcere

Nell’Arcipelago Toscano c’è un’isola dal nome apparentemente duro e ruvido: l’Isola di Gorgona; oggi di duro questo pezzo di terra ha soltanto le scogliere ripide e scoscese. Sull’isola c’è un carcere, ma non nell’accezione comune del termine: nessun filo spinato, nessuna costruzione grigia. Il Carcere di Gorgona è un modello: qui i detenuti lavorano sull’isola, imparano un mestiere e scoprono che c’è un’alternativa a tornare a delinquere.

Ho avuto modo di visitare l’isola e la guida che ci ha accompagnato ha citato alcuni dati: in Italia il tasso di recidiva è pari al 70%, ovvero 7 detenuti su 10 che escono dal carcere, in qualche modo ci ritornano. Nella popolazione carceraria di Gorgona la recidiva è solo al 30%. In più, il tasso di episodi di autolesionismo sull’isola è pari a zero. Non sono nemmeno andato a verificare la precisione dei dati, perché già messi così dicono tantissimo.

Sempre Leonardo, la guida di cui parlavo prima, davanti al cimitero dell’isola ci ha raccontato la storia di Oscar, un detenuto che dal carcere, probabilmente, non ci è mai voluto uscire: questa storia ci racconta tantissimo della società che siamo e di quanto non stiamo facendo abbastanza. Provo a raccontarvela.

Il detenuto Oscar Fochetti

Tra il racconto della guida e quanto trovato online, cerco di ricostruire la storia. Vi chiedo anticipatamente scusa per non essere rigoroso. Oscar Fochetti rimane orfano e inizia a delinquere abbastanza presto, entra ed esce dal carcere per vari furti, finché durante una rapina non scappa il morto. Oscar viene condannato a molti anni di carcere e poi, per buona condotta, finisce nel carcere sull’Isola di Gorgona.

Pare che Fochetti fosse un tipo molto solitario, poco integrato nel gruppo. Il direttore del penitenziario, sapendo che Oscar suonasse la chitarra, spinge i detenuti a creare un gruppo musicale. L’idea è talmente riuscita che il gruppo arriva ad esibirsi fuori dal carcere.

In carcere il Fochetti godeva di grande fiducia, gli era quindi affidata la gestione dei magazzini. Dettaglio importante: nei magazzini si trovavano le bevande alcoliche destinate agli agenti di Polizia Penitenziaria. In quegli anni si stava avvicinando il momento in cui la pena di Oscar sarebbe arrivata a scadenza e pare che, più il giorno della libertà si avvicinasse, più il detenuto si incupisse. Il motivo è facile da intuire: lui non aveva assolutamente nessuno fuori da quel carcere.

Successivamente si è scoperto che Fochetti aveva iniziato a rubare bottiglie di alcolici dal magazzino, probabilmente un modo per anestetizzare il malessere derivante dall’idea della solitudine fuori da quel carcere. Un giorno, volontariamente o involontariamente, Oscar ha bevuto dell’alcol puro al 95%. Morirà a seguito di un coma etilico. Oscar Fochetti aveva espresso, quando era in vita, la volontà di essere sepolto sull’Isola di Gorgona: proprio in quel posto che per lui era stato casa. Non sappiamo di più di questa morte: vorrei escluderlo, ma è difficile affermare che la morte non sia stata una scelta in questo caso.

La storia di Oscar Fochetti dovrebbe farci fermare a riflettere. A me ha fatto riflettere subito dopo, ascoltando un uomo che era nel mio gruppo di escursione.

I detenuti non generano consenso elettorale

In Italia abbiamo un problema carceri di cui parliamo poco e facciamo ancora meno. Istituti penitenziari sovraffollati, un elevato tasso di suicidi, condizioni disumane e condizioni detentive molto poco orientate alla rieducazione del condannato. Quest’ultimo obiettivo non è certo un vezzo, stiamo parlando infatti di un principio sancito dalla Costituzione; infatti, l’articolo 27 recita proprio: “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”.

Sull’isola i detenuti lavorano in una vigna, nell’orto, allevano animali, fanno manutenzione degli edifici e, per questo, vengono pagati. In questo modo, oltre ad imparare un mestiere, hanno anche una somma di denaro per affrontare la vita fuori dal carcere. Un modello da imitare, ma non per tutti.

Un signore, durante la visita, ha fatto presente che sarebbe meglio che Gorgona venisse liberata dal carcere, permettendo così che l’isola possa essere dedicata solo alle escursioni. Questo perché, oggettivamente, la presenza di un carcere limita la libertà di fruizione dell’isola stessa.

Ecco, siamo talmente miopi da pensare che sia meglio smantellare un modello come quello di Gorgona per il mero piacere egoistico di avere un’isola tutta per noi per le escursioni. Potreste pensare: “Dai, ma è solo una persona”, e invece no: questo approccio al tema carceri è esattamente il motivo per cui la politica, tutta senza distinzione di colore, fa orecchie da mercante e non interviene significativamente sul problema.

Pensiamo che, essendo i detenuti persone che si sono macchiate di un qualche reato, non meritino un trattamento umano al pari di chiunque. Non ci interessa se un delinquente vive in condizioni disumane senza la benché minima possibilità di riscatto: a noi interessa il nostro piccolo orticello. I politici questo lo sanno: parlare di carceri non porta voti, non genera consenso, non è un tema cool. A chi interessa di cosa succede nelle carceri a persone di cui nulla interessa a nessuno?

Conclusioni

Il tema è sicuramente molto complesso e sfaccettato, non basta certo questo articolo a fare chiarezza e a offrire una visione esaustiva delle cose. Però il tema esiste ed è imbarazzante come si faccia finta di nulla.

Anche solo mantenendo una visione egoistica: il tasso di recidiva rappresenta un costo per lo Stato. Un detenuto che esce dal carcere e, invece di inserirsi nella società e lavorare, torna a delinquere e torna di nuovo in detenzione, è un costo vivo per la macchina statale. Però forse affrontare questo tema richiede lucidità, tempo e scelte coraggiose: tutte cose che alla politica non interessano, in quanto troppo impegnata a inseguire consenso per la prossima tornata elettorale. 

Io quest’anno ho scritto molto poco, ho fatto molta fatica a trovare storie da raccontare che mi toccassero: questa di Oscar Fochetti mi ha colpito immediatamente perché ci ricorda una cosa fondamentale. Se un detenuto preferisce la morte alla libertà, allora abbiamo totalmente fallito come individui e come società.

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